Cristo, sole giustizia: la liturgia di Natale e il tempio cosmico

Jean Daniélou, Le Signe du Temple, 1942 (traduzione italiana e originale in francese)

Come il sole è il principio vitale della biosfera, così Cristo, il sole degli spiriti, è il principio vivificante dell’universo spirituale. È lui che Zaccaria e Simeone hanno salutato al suo sorgere: “Visitavit nos oriens ex alto“. Come il sole sorge a est, così sorge Cristo secondo la Scrittura. È in Oriente che è stato piantato il primo Paradiso; è verso di esso che gli uomini non hanno mai smesso di guardare; è dall’Oriente che è venuto il Signore. Egli è il Paradiso riconquistato, la prima creazione restaurata. È ancora verso Oriente che continuiamo a guardare, perché è a Oriente che è salito nel giorno dell’Ascensione, ed è da Oriente che deve tornare come un lampo all’orizzonte. E così è verso Oriente che si affacciano le chiese, è verso Oriente che le anime del desiderio si protendono con il loro peso, portate da una gravitazione invisibile, è verso Oriente che, alzandosi prima dell’alba, i monaci vigilanti, eredi dei primi cristiani, attendono il sorgere del sole visibile, l’immagine, il segno quotidiano dell’altra luce: “O Oriens, splendor lucis aeternae et sol iustitiae, veni ad illuminandos sedentes in tenebris et umbra mortis“. Il sole ogni giorno rappresenta la venuta, la parousia, il sorgere dello splendore della luce eterna.
La liturgia conserva una traccia di questa promozione dal Tempio cosmico al Tempio ecclesiale nella festa del Natale, che era il Natale solis invicti dei Romani. Cristo ci appare così come l’erede non solo dell’ordine ebraico e del Tempio mosaico, ma anche dell’ordine pagano e del Tempio cosmico.

Egli avrebbe ereditato la terra e Roma, il mare viola e la porpora di Sion (Péguy).

Il carattere del Natale è quello di mostrarci questo, non nella linea e nella sequenza dell’attesa ebraica, del ciclo di Pasqua, Pentecoste e Tabernacoli, nella linea dei culti pastorali e dell’Oriente ebraico – ma nella linea dell’altra attesa, quella dei saggi pagani che osservavano le stelle e che sono rappresentati vicino alla culla di Cristo, dai magi accanto ai pastori. Il sole visibile, infatti, era la prefigurazione pagana nel Tempio cosmico e l’attesa del sole invisibile e di un’altra illuminazione, così come l’ingresso annuale nel Tempio del grande sacerdote era nell’Antica Legge mosaica la prefigurazione dell’ingresso del vero grande sacerdote nel Tempio celeste; e nella Nuova Legge rimane la rappresentazione rituale quotidiana, in sintonia con la nostra esistenza soggetta al ritmo del sonno e della notte, del sorgere ormai irreversibilmente acquisito del sole definitivo. Un giorno, finalmente, questo sole visibile si spegnerà e brillerà solo la vera luce. Allora non avremo più bisogno di figure; allora, nel cielo di un giorno eterno, i nostri occhi contempleranno un sole senza tramonto, un oriente perpetuo, il sorgere sempre nuovo del sole di giustizia.

originale in francese

Comme le soleil est le principe vital de la biosphère, ainsi le Christ, soleil, des esprits, est le principe vivifìant de l’univers spirituel. C’est lui qu’à son lever saluèrent Zacharie et Siméon : « Visitavit nos oriens ex alto. » Comme le soleil se lève à l’Orient, ainsi le Christ selon l’Ecriture. C’est à l’Orient qu’était planté le premier Paradis; c’est vers lui que depuis n’avaient cessé de regarder les hommes; c’est de l’Orient que le Seigneur est venu. Il est le Paradis retrouvé, la première création restaurée. C’est encore vers l’Orient que nous continuons de regarder parce que c’est à l’Orient qu’Il s’est élevé au jour de l’Ascension et que c’est de l’Orient qu’il doit revenir comme un éclair à l’horizon. Aussi est-ce vers l’Orient que sont orientées les églises, est-ce à l’Orient que tendent de leur poids, emportées par une invisible gravitation, les ámes de désir, est-ce vers l’Orient que, levés avant l’aurore, les moines vigilants, héritiers des premiers chrétiens, attendent le lever du soleil visible, image, signe quotidien de l’autre lumière : « O Oriens, splendor lucis aeternae et sol iustitiae, veni ad illuminandos sedentes in tenebris et umbra mortis. » Le soleil chaqué jour nous représente la venue, la parousie, le lever de la splendeur de la lumière éternelle.
Cette promotion du Temple cosmique au Tempie ecclésial, la liturgie en garde la trace dans la fète de Noel, qui étaìt le Natale solis invicti des Romains. Ainsi le Christ nous apparaìt comme l ’héritier, non seulement de l ’ordre juif et du Temple mosaique, mais de l’ordre paien et du Temple cosmique.

Il allait hériter de la terre et de Rome et de la mer violette et de l’àpre Sion (Péguy).

Le caractère de Noel est de nous manifester cela, d’etre non dans la ligne et la suite et la séquence de l’attente juive, du cycle de Pàques, de la Pentecóte et des Tabernacles, dans la ligne des cultes pastoraux et de l’Orient juif — , mais d’étre dans la ligne de l’autre attente, celle des sages paiens qui observaient les astres et qui sont représentés près du berceau du Christ, par les mages voisinant avec les bergers. Car le soleil visible était la préfìguration paienne dans le Temple cosmique et l’attente du soleil invisible et d’une autre illumination , comme l’annuelle entrée dans le Temple du grand prètre était dans l’Áncienne Loi mosaique la préfìguration de l’entrée du véritable grand prètre dans le Temple céleste; et dans la Loi nouvelle il reste la représentation rituelle quotidienne, à la mesure de notre existence soumise au rythme du sommeil et de la nuit, du lever désormais acquis irréversiblement du soleil défìnitif. Un jour enfin ce soleil visible s’éteindra et seule brillerà la vraie lumière. Alors nous n’aurons plus besoin des figures, alors dans le ciel d’un jour éternel, nos yeux contempleront un soleil sans couchant, un perpétuel orient, le lever toujours nouveau du soleil de justice.

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