“La risurrezione: operazione trasfigurante nel mondo nascosto delle anime”

Dal libro La risurrezione, di Jean Daniélou (conclusione) – segue testo italiano e francese.

Ogni anno, l’epistola della Messa di Pasqua ci porta all’orecchio l’invito che lo Spirito Santo rivolge a tutti i cristiani per bocca di Paolo: “Se siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo abita alla destra di Dio” (Col 3,1). Questa piccola frase contiene un’affermazione straordinaria. Significa non solo che Cristo è risorto, non solo che un giorno risorgeremo con lui, ma che siamo già risorti con lui attraverso il battesimo. Tutto il mistero dell’esistenza cristiana sta in questa affermazione. Apparentemente, nulla cambia nella condizione umana. Eppure, la risurrezione di Cristo ha già compiuto la sua operazione trasfigurante nel mondo nascosto delle anime, cosicché il cristiano attende solo la manifestazione di ciò che è già sostanzialmente compiuto in lui; infatti, continua San Paolo: “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vostra vita, apparirà, allora anche voi apparirete nella sua gloria.

In primo luogo, dobbiamo chiederci cosa significhi la parola “risurrezione”. Normalmente è associata nella nostra mente all’idea del ritorno alla vita di ciò che era morto. È così che parliamo della risurrezione di Lazzaro o di quella del figlio della vedova di Naim. Ma è difficile capire come la parola possa essere applicata all’esistenza cristiana in questo senso. Ha quindi un altro significato quando viene applicata alla risurrezione di Cristo. Non si tratta allora di un semplice ritorno a una vita mortale, ma del passaggio dalla condizione mortale, che è quella naturale, a una condizione immortale, che è trascendente rispetto a tutta la vita naturale, perché è una misteriosa partecipazione alla vita di Dio. Questa immortalità non è l’immortalità filosofica, che è la persistenza dell’anima nell’esistenza. Perché questa persistenza può essere una morte spirituale. È la vivificazione di un essere mortale da parte delle energie divine che gli conferiscono un’incorruttibilità soprannaturale e lo elevano al di sopra della condizione mortale. Il mistero cristiano della risurrezione è proprio questo. Di per sé, la natura umana è destinata alla morte, come tutto il resto della biosfera di cui fa parte attraverso il suo corpo animale. Ma il Verbo di Dio, che fin dall’inizio aveva chiamato la natura umana all’immortalità, introducendola nel paradiso e destinandola a nutrirsi del frutto dell’albero della vita, viene a reclamare questa natura che il peccato di Adamo aveva ridotto alla condizione mortale. Con la sua risurrezione, le comunica la vita incorruttibile che è sua. Con la sua ascensione, la esalta alla destra del Padre. E la sua umanità glorificata diventa il principio di risurrezione per ogni uomo che vi si innesta con il battesimo.

La risurrezione significa dunque l’esaltazione dell’umanità al di sopra di se stessa nel mondo irraggiungibile di Dio. È la buona notizia per eccellenza, il destino prestigioso a cui l’amore del Padre ha chiamato l’umanità nel Figlio unigenito attraverso il dono dello Spirito. È l’avventura inaudita per cui noi, esseri di carne e sangue, così vicini al mondo animale, siamo immersi, vivi, nel fuoco consumante della vita trinitaria, che distrugge tutto ciò che è mortale e comunica l’incorruttibilità: “perché tutto ciò che è mortale sia inghiottito dalla vita” (2 Cor 5,4). E questo è possibile solo attraverso il gesto di Dio che, in Cristo, scende fino alla nostra natura carnale e, dopo averla afferrata, la solleva al di sopra di sé per portarla nelle profondità del Padre, “dove Cristo abita alla destra di Dio”.

La risurrezione di Cristo è quindi la primizia della nostra risurrezione. Con Cristo, una parte della nostra umanità è già esaltata nelle profondità di Dio. Cristo è quindi, come ci dice la Lettera agli Ebrei, come un’ancora gettata non nelle profondità del mare, ma nelle altezze del cielo. Egli è il garante della nostra speranza, poiché questa si è già realizzata in lui. Inoltre, il Cristo della gloria attrae tutta l’umanità in virtù di una misteriosa gravitazione, il “pondus ad sursum” di cui parlava Agostino: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutte le cose a me”, dice Gesù (Gv 12,32). Cristo, il primogenito dai morti, è stato il primo a rompere i limiti dell’esistenza in cui eravamo rinchiusi come in una prigione. La scienza può allargare questa prigione, ma non ci fa uscire. Attraverso Cristo, il nostro destino si apre alla vita infinita di Dio.

Questa virtù della risurrezione di Cristo raggiunge tutti noi. Un giorno raggiungerà i nostri corpi morti, quando la sua scintilla li toccherà, li risusciterà e li vivificherà con una vita che non sarà più solo quella della carne e del sangue, ma dello Spirito incorruttibile che impartirà ai nostri corpi mortali la sua incorruttibilità. Ma ci raggiunge già ora nelle nostre anime morte – morte a causa del peccato che ci ha privato della vita di Dio – viene a toccare le nostre anime morte e a suscitare in esse la vita dello Spirito, la vita dello Spirito Santo che converte le nostre menti e i nostri cuori, li rafforza, li vivifica e li rende capaci di conoscere e amare le cose divine attraverso una misteriosa partecipazione alla conoscenza e all’amore con cui Dio conosce e ama se stesso.

Testo in francese (La resurrection, Seuil, Paris 1969, 35-38)

L’épître de la messe de Pâques fait retentir chaque année à nos oreilles l’invitation que l ‘Esprit-Saint adresse à tous les chrétiens par la bouche de Paul : « Si vous êtes ressuscités avec le Christ, recherchez les choses d’en haut, où le Christ demeure assis à la droite de Dieu » (Col 3, 1). Cette petite phrase contient la plus extraordinaire des affirmations. Elle signifie en effet, non seulement que le Christ est ressuscité, non seulement que nous ressusciterons un jour avec Lui, mais que déjà nous sommes ressuscités avec Lui par le baptême. Tout le mystère de l’existence chrétienne tient dans cette affirmation. Apparemment, rien n’est changé à la condition humaine. Et pourtant, la résurrection du Christ a déjà accompli son opération transfiguratrice dans le monde caché des âmes, en sorte que le chrétien n’attend plus que la manifestation de ce qui est déjà substantiellement accompli en lui ; saint Paul continue en effet : « votre vie est cachée avec le Christ en Dieu. Quand le Christ, votre vie, apparaîtra, alors vous apparaîtrez vous aussi dans sa gloire. »
D’abord, nous avons eu à nous demander ce que signifie ce mot même de résurrection. Il est normalement associé dans nos esprits avec l’idée du retour à la vie de ce qui était mort. C’est ainsi que nous parlons de la résurrection de Lazare ou de celle du fils de la veuve de Naïm. Mais on ne voit pas comment, en ce sens, le mot pourrait s’appliquer à l’existence chrétienne. Aussi bien a-t-il une autre signification, quand il s’applique à la résurrection du Christ. Il s’agit alors non d’un simple retour à une vie mortelle, mais du passage de la condition mortelle, qui est la condition naturelle, à une condition immortelle, qui est transcendante à toute vie naturelle, parce qu’elle est une mystérieuse participation à la vie de Dieu. Cette immortalité n’est pas l’immortalité philosophique, qui est persistance de l’âme dans l’existence. Car, cette persistance peut être une m ort spirituelle. Elle est la vivification d’un être mortel par les énergies divines qui lui communiquent une incorruptibilité surnaturelle et l’élèvent au-dessus de la condition mortelle.
Le mystère chrétien de la résurrection est pré­cisément cela. D’elle-même la nature humaine est vouée à la mort, comme tout ce qui appartient à la biosphère dont elle fait partie par son corps animal. Mais le Verbe de Dieu, qui, dès l’origine, avait appelé la nature humaine à l’immortalité, en l’introduisant dans le paradis et en la destinant à se nourrir du fruit de l’arbre de vie, vient ressaisir cette nature que le péché d’Adam avait réduite à la condition mortelle. Par sa résurrection, il lui communique la vie incorruptible qui est la sienne. Par son ascension, il l’exalte à la droite du Père. Et son humanité glorifiée devient le principe de résurrection pour tout homme qui est greffé sur elle par le baptême.
La résurrection signifie donc ici l’exaltation de l’humanité au-dessus d’elle-même dans le monde inaccessible de Dieu. Elle est la bonne nouvelle par excellence, la prestigieuse destinée à laquelle l’amour du Père a appelé l’humanité dans le Fils unique par le don de l’Esprit. Elle est cette aventure inouïe par laquelle ces êtres de chair et de sang que nous sommes, si proches du monde animal, sont plongés tout vivants, dans le feu consumant de la vie trinitaire, qui détruit tout ce qui est mortel et communique l’incorruptibilité : « afin que tout ce qui est mortel soit englouti par la vie » (2 Co 5,4). Et ceci n’est possible que par ce geste de Dieu qui, dans le Christ, descend vers notre nature charnelle et, l’ayant saisie, la soulève au-dessus d’elle-même pour l’emporter dans les profondeurs du Père, « là où le Christ demeure assis à la droite de Dieu ».
La résurrection du Christ constitue ainsi les prémices de notre propre résurrection. Avec le Christ, une part de notre humanité est déjà exaltée dans les profondeurs de Dieu. Le Christ est ainsi, nous dit l’Epître aux Hébreux, comme une ancre jetée non dans la profondeur de la mer, mais dans les hauteurs du ciel. Il est le garant de notre espérance, puisque cette espé­rance est déjà accomplie en lui. Plus encore, le Christ de gloire attire toute l’humanité en vertu d’une mystérieuse gravitation, le « pondus ad sursum » dont parlait Augustin : « Quand j’aurai été élevé de terre, j’attirerai tout à moi», dit Jésus (Jn 12,32). Le Christ, premier-né d’entre les morts, a fait le premier éclater les limites de l’existence dans laquelle nous étions enfermés comme dans une prison. La science peut agrandir cette prison, elle ne nous en fait pas sortir. Par le Christ, notre destinée débouche dans l’infini de la vie de Dieu.
Cette vertu de la résurrection du Christ nous atteint tout entier. Elle atteindra un jour nos corps morts, quand son étincelle viendra les toucher, les dressera à nouveau et les vivifiera d’une vie qui ne sera plus seulement celle de la chair et du sang, mais de l’Esprit incorruptible qui communiquera à nos corps mortels son incorruptibilité. Mais elle nous atteint dès maintenant dans nos âmes mortes — mortes par le péché qui nous privait de la vie de Dieu — elle vient toucher nos âmes mortes et susciter en elles la vie de l’Esprit, la vie de l’Esprit-Saint qui convertit nos intelligences et nos cœurs, les fortifie, les vivifie et les rend capables de connaître et d’aimer les choses divines par une mystérieuse participation à la connaissance et à l’am our dont Dieu se connaît et s’aime lui-même.

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