Jean Daniélou, Carnets spirituels , 1939-40. Durante la Guerra

Spéculum sine macula: Maria realizza perfettamente l’idea della creatura, che deve essere un’azione di grazia in risposta alla grazia, εικων, απεικονισμα, rapportarsi interamente a Dio, da cui si riceve interamente; e mostrare che questo spossessamento, lungi dal perderci, ci realizza, anzi ci salva perdendoci, poiché la nostra essenza è ricevere, dipendere – e che porsi come assoluto è snaturarci e morire davvero.
Accordo tra l’Immacolata e le aspirazioni del nostro cuore. Nostalgia del Paradiso perduto: un mondo di innocenza: l’alba di certi giorni, nella rugiada dei prati e dei rami, un tale sguardo di bambino:
Baudelaire
“Quanto sei lontano, paradiso profumato,
dove in un azzurro limpido tutto è amore e gioia.
Dove tutto ciò che amiamo è degno di essere amato”.
Nostalgia di un’umanità innocente e fraterna: l’Età dell’Oro e Isaia, Virgilio e Platone, Tommaso Moro e i socialisti: questa ricerca di un ordine migliore nel cuore stesso delle convulsioni del mondo attuale. Maria ha realizzato questo sogno dei nostri cuori: è entrata nel Paradiso dei nostri sogni. È bella, tota pulchra. Nessuna opacità, nessuna macchia, nulla che alteri la sua totale trasparenza: candor est lucis aeternae. Ci sono cose belle nel creato, le cime innevate o il mare all’alba; ci sono anime ammirevoli, di servizio disinteressato, di luminosa limpidezza. Ma ovunque sentiamo che ci sono dei limiti, tranne che in Maria. Quando è apparsa, è apparso un nuovo ordine hiems transit, flores apparuerunt. È l’ordine primitivo restaurato, il Paradiso ritrovato, l’innocenza riconquistata. È la pace ristabilita – gli angeli tornano a circolare tra cielo e terra – e già l’umanità fraterna di cui è madre e che, per il momento, incarna nella sua interezza. Una lezione e una forza: la lezione è mostrarci dove si trova la fonte della vera pace: la fonte della guerra è l’avidità e l’orgoglio; la fonte della pace è il distacco dai beni terreni e l’umiltà; ed è questo che Maria ci mostra. Questo è l’unico principio di un mondo in cui la felicità non si trova nel litigio ma nella condivisione dei beni, non nel dominio ma nel servizio; la forza è che Maria è disposta e capace di comunicarci la pienezza della grazia; ha a disposizione i tesori della grazia, ha trovato la grazia; e la grazia è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno. Avviciniamoci dunque alle sue sorgenti, i sacramenti; beviamo profondamente dell’acqua e mangiamo il pane che danno la vita eterna e nutrono coloro che, con Maria e attraverso di lei, ianua caeli, sono tornati in Paradiso, irrigato dai quattro fiumi e dove cresce l’albero della vita. Un tesoro prezioso, un Graal incomparabile, che dobbiamo andare a cercare. Ascoltiamo il richiamo dentro di noi dell’innocenza, del Paradiso, della grazia perduta; sappiamo che nulla è irreparabile, che non c’è macchia che Lei non cancelli, non c’è ferita che Lei non guarisca, non c’è abbandono che Lei non visiti. Maria è lì, che ci tende le braccia. Volgiamoci verso di lei e riceviamo dalle sue mani la grazia che lei solo desidera comunicarci e che esaudisce il desiderio più profondo del nostro cuore.
Il cuore verginale. La purezza è l’assenza di contaminazione; ma un ideale negativo non sarebbe sufficiente: sarebbe soprattutto conservazione, rifiuto, paura e ignoranza. Quindi è qualcosa di molto diverso: è la fedeltà a un unico amore. Tale è il cuore di Maria: fin dall’inizio sedotto da Dio e sempre fedele a lui: Dilectus meus mihi et ego illi. Così la purezza ha un aspetto austero, ma è una fedeltà: è un amore inflessibile: fortis est sicut mors dilectio; – essere fedele all’amore, che rende l’anima estranea a tutto ciò che non è il suo amore, che la separa, la concentra, la raccoglie, la raccoglie in un’intimità dove trova tutto in colui che è il suo tutto. È un’ignoranza di tutto il resto, ma non un’ignoranza che non sa ciò che non sa, bensì un’ignoranza che vuole ignorare ciò che non vale la pena di conoscere. Ma non è strano dire che l’amore è duro e inflessibile? Non ci appare soprattutto come dolcezza e tenerezza? C’è una dolcezza nell’amore: Maria conosce questa dolcezza ed è la dolcezza della sua intimità con Dio; ma proprio perché possiede questo tesoro è forte e pronta a tutto per difenderlo. Il vero amore è come una melagrana che protegge la dolcezza del suo frutto con una scorza dura. Questo è il cuore verginale: non quello che non ama, ma quello che si salva per un solo amore; non quello che rifiuta di amare, ma quello che si conserva e si possiede per donarsi. I cuori che amano veramente sono cuori puri. Il male non potrà mai fare altro che diminuire il nostro amore. Ma questo amore esclusivo e verginale di Dio non separa l’anima dagli altri? Anche in questo caso, niente affatto. Ma la separa solo dal male. L’amore di Dio e l’amore per gli altri, lungi dall’essere opposti, sono una cosa sola; l’amore esclusivo di Dio ci porta nella comunità degli amici di Dio, espande il cuore lungi dal restringerlo, lo libera dai suoi limiti. E in questa formazione infinitamente delicata del cuore, non distrugge nulla; lascia che rimanga la giusta sfumatura di tutti i legittimi amori naturali; ma li purifica dai loro limiti, da ciò che li chiude, li esclude; li fa comunicare insieme e con l’amore di Dio. Ed è solo durante le fasi preparatorie che l’anima deve rompersi e frantumarsi per trovare Dio. Poi, fissata in Dio, trova in Lui tutte le altre. Visione della Vergine che schiaccia il serpente. È l’innocenza che sa e l’esperienza che non sa. Aderisce a Dio: Unus spiritus est. Santo, consacrato, tutto a Dio.
Originale in francese
Spéculum sine macula : Marie réalise parfaitement l’idée de créature qui est d’être action de grâce en réponse à la grâce, eikon, apeikonisma, de se rapporter tout entière à Dieu de qui elle se reçoit entièrement ; et montrer que cette dépossession, loin de nous perdre, nous réalise, ou mieux nous sauve en nous perdant, puisque notre essence est d’être reçu, de dépendre – et que c’est nous fausser et mourir vraiment que de nous ériger en absolu.
- Accord de l’immaculée et des aspirations de notre cœur. Nostalgie du Paradis perdu : monde d’innocence : l’aube de certains jours, dans la rosée des prés et des branches, tel regard d’enfant :
« Comme vous êtes loin, paradis parfumé,
Où dans un clair azur tout n ’est qu’amour et joie.
Où tout ce que l’on aime est digne d’être aimé. »
Nostalgie d ’une humanité innocente et fraternelle : l’âge d’or et Isaïe, Virgile et Platon, Thom as More et les socialistes : cette recherche d’un ordre meilleur au cœur même des convulsions du monde présent. Or, ce rêve de nos cœurs, Marie le réalise : elle est rentrée dans ce Paradis dont nous rêvons. Elle est toute belle, tota pulchra. Aucune opacité, aucune souillure, rien qui altère la totale transparence : candor est lucis aeternae. Il y a de belles choses dans la création, les cimes neigeuses ou la mer à l’aurore ; il y a des âmes admirables, de service désintéressé, de limpidité lumineuse. Mais partout nous sentons ici ou là des limites, sauf en Marie. Quand elle est apparue. c’est un ordre nouveau qui est apparu? hiems transit, flores apparuerunt . C ’est l’ordre primitir restauré, le Paradis retrouvé, l’innocence recouvrée. C ’est la paix rétablie – les anges circulent à nouveau entre le ciel et la terre – et déjà l’humanité fraternelle dont elle est la mère et pour le moment qu’elle incarne tout entière. Une leçon et une force : la leçon, c’est de nous m ontrer où est la source de la vraie paix : la source de la guerre, c’est la cupidité et l’orgueil ; la source de la paix, c’est le détachement des biens de la terre et l’humilité; or, c’est cela que nous montre Marie. C ’est là le seul principe d’un univers où l’on mettrait son bonheur non à se disputer, mais à se communiquer les biens, non à dominer, mais à servir ; la force, c’est que cette grâce dont elle a la plénitude, Marie veut et peut nous la communiquer, elle dispose des trésors de la grâce, elle a trouvé la grâce ; or, la grâce est la seule chose dont nous ayons besoin. Approchons-nous donc de ses sources que sont les sacrements, buvons à long trait l’eau et mangeons le pain qui donnent la vie éternelle et qui nourrissent ceux qui, avec Marie et par elle, ianua caeli, sont rentrés au Paradis, arrosé des quatre fleuves et où pousse l’arbre de vie. Trésor précieux, Graal incomparable, qu’il faut se mettre en route pour aller quérir. Ecouter l’appel en nous de l’innocence, du Paradis, de la grâce perdue ; sachons bien que rien n ’est irréparable, qu’il n ’est nulle souillure qu’elle n ’efface, nulle blessure qu’elle ne guérisse, nul abandon qu’elle ne visite. Marie est là qui nous tend les bras. Toum ons-(nous) vers elle et recevons de ses mains cette grâce qu’elle ne désire que nous communiquer et qui comble le vœu le plus profond de nos cœurs. - Le cœur virginal. La pureté est absence de souillure ; mais un idéal négatif ne suffirait pas : ce serait avant tout préservation, refus, crainte et ignorance. Aussi est-ce bien autre chose : c’est la fidélité à un unique amour. Tel est le cœur de Marie : dès le début charmée seduîte par Dieu et qui toujours lui reste fidèle : Dilectus meus mihi et ego illi. Ainsi la pureté a bien un aspect austère, mais c’est qu’elle est une fidélité : c’est un amout inflexible : fortis est sicut mors dilectio; — d’être infidèle à l’amour, qui rend l’âme étrangère à tout ce qui n ’est pas son amour, qui la sépare, la concentre, la recueille, la rassemble dans une intimité où elle trouve tout dans celui qui est son tout. C ’est une ignorance de tout le reste, mais non l’ignorance qui ne sait ce qu’elle ignore, mais l’ignorance qui veut ignorer ce qui ne vaut pas la peine d’être connu. Mais n’est-ce pas étrange de dire que l’amour est dur, inflexible, ne nous apparaît-il pas avant tout douceur et tendresse ? Il y a une douceur dans l’amour : Marie connaît cette douceur et c’est la suavité de son intimité avec Dieu ; mais c’est justement parce qu’elle possède ce trésor qu’elle est forte et prête à tout pour le défendre. Le vrai amour est comme la grenade qui protège d ’une dure écorce la suavité de son fruit. Ainsi est le cœur virginal : non qui n ’aime pas, mais qui se garde pour un unique amour ; non qui se refuse, mais qui se préserve et qui se possède pour se donner. Les cœurs vraiment aimants sont les cœurs purs. Le mal ne peut jamais que diminuer en nous l’amour. Mais cependant, est-ce que cet amour exclusif, virginal de Dieu ne sépare pas l’âme des autres ? Ici encore aucunement. Mais elle ne la sépare que du mal. L ’amour de Dieu et l’amour des autres, loin de s’opposer, ne font qu’un ; l’amour exclusif de Dieu introduit dans la communauté des amis de Dieu, elle dilate le cœur loin de le resserrer, elle le libère de ses limites. Et dans cette infiniment délicate formation du cœur, elle ne détruit rien; elle laisse subsister la nuance propre de toutes les amours naturelles légitimes ; mais elle les purifie de leurs limites, de ce qui les ferme, les clôt; elle les fait communiquer ensemble et avec l’amour de Dieu. Et ce n’est que pendant les étapes préparatoires que l’âme pour trouver Dieu doit rompre et briser. Ensuite, fixée en Dieu, elle retrouve en Lui tous les autres. Vision de la Vierge écrasant le serpent. C ’est l’innocence qui sait et c’est l’expérience qui ignore. Elle adhère à Dieu : Unus spiritus est. Sainte, consacrée, toute à Dieu.

