L’agonia all’orto di Getsemani

Jean Daniélou, sj

Tratto dai Carnets spirituels di Jean Daniélou (Traduzione di Marcelo Bravo Pereira)

Gesù vede tutte le sofferenze che lo attendono, quelle fisiche, e anche lo strazio di vedere il popolo che ama, che ieri lo acclamava come re, rivoltarsi contro di lui e convincersi della sua impostura; sta già sperimentando la sofferenza peggiore: la sua umanità è carica di tutto il peccato del mondo, dei miei peccati, del peggiore dei peccati, e come tale rifiutata dal Padre e destinata alla giustizia. Sente questo orrore del peccato fino all’angoscia, si sente separato da Dio che è la vita stessa. O Gesù, è per il mio bene che hai voluto soffrire questo. Hai voluto precedermi in questo cammino di morte che porta alla vita. Hai voluto che ti avessi come compagno in questa solitudine, in questo abbattimento, in questa separazione da tutto, e che fossi sostenuto, confortato e consolato dalla tua presenza: In medio umbrae mortis non timebo mala quoniam tu mecum es. Desidero entrare in questa morte con te, o Gesù. Sei tu che mi ci spingi: chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me. Accetto qualsiasi sofferenza tu voglia mandarmi, del corpo, del cuore, della mente, dell’anima. Mi abbandono completamente a te. So che devo morire completamente. E so che il momento è arrivato. Che i fiori appassiscano, che le gioie dei sensi, della mente, del cuore, dell’io, dell’anima stessa, scompaiano tutte, affinché appaiano i frutti che tu desideri; che questi focolai di voluttà, di orgoglio, di curiosità, questa triplice concupiscenza, focolaio di ogni peccato, muoiano; che si secchino e muoiano come una pelle morta; nulla è sano nella mia carne, il peccato ha corrotto tutto e tutto deve morire: non solo questo o quello, ma tutto. O Gesù, voglio portare con te anche il peso del peccato degli altri, affinché il mio calice sia più amaro perché il loro sia più leggero; sono disposto a prendere con te il più doloroso, se ti degni di concedermelo. Gesù, ho paura della sofferenza. Ma la vedo in tutta la sua estensione, vedo l’universo della sofferenza. E ti vedo dappertutto, TUTTO, non c’è luogo in cui non ti trovi, non un’umiliazione, non una sofferenza, non un abbandono. Così l’universo della sofferenza non mi fa più paura, perché ti troverò sempre lì e quando ho te, ho tutto, perché temo solo una cosa, cioè di essere separato da te. Gesù, voglio raccogliere in questi giorni tutte le sofferenze della mia vita, le sue umiliazioni, tutto ciò che è stato spesso mutilato, per renderlo utile oggi unendolo alla tua sofferenza e accettandolo con te. (p. 307-308)

Testo in francese:

L’agonie au jardin : Jésus voit toutes les souffrances qui Entendent, souffrances physiques, déchirement aussi pour son cœur de voir ce peuple qu’il aime et qui hier le saluait pour son roi, retourné contre lui et persuadé de son imposture ; déjà il éprouve la pire souffrance : son humanité est chargée de tout h péché du monde, de mes péchés, des pires péchés, et comme telle rejetée par le Père et vouée à la justice. Il éprouve jusqu’à l’angoisse cette horreur du péché ; il se sent séparé de Dieu qui est la vie même. O Jésus, c’est pour moi que vous avez voulu souffrir cela. Vous avez voulu me précéder dans cette voie de la mort qui conduit à la vie. Vous avez voulu que dans cette solitude, cet abaissement, cette séparation de tout, je vous aie toujours pour compagnon et que votre présence me soutienne, me réconforte, me console : In medio umbrae mortis non timebo mala quoniam tu mecum es. Je désire entrer avec vous dans cette mort, ô Jésus. C’est vous qui m’y poussez : celui qui ne prend pas sa croix et me suit n’est pas digne de moi. J’accepte toute souffrance que vous voudrez m’envoyer, du corps, du cœur, de l’intelligence, de l’âme. Je m’abandonne entièrement à vous. Je sais que je dois entièrement mourir. Et je sais que l’heure en est venue maintenant. Il faut que les fleurs se fanent, que les joies des sens, de l’intelligence, du cœur, du moi, de l’âme même, que tout cela disparaisse, pour que les fruits que vous désirez paraissent ; que meurent surtout ces foyers de volupté, d’orgueil, de curiosité, cette triple concupiscence, foyer de tout péché ; qu’elle sèche et meure comme une peau morte ; rien n’est sain dans ma chair, le péché a tout corrompu et tout doit mourir : non pas seulement ceci ou cela, mais tout. O Jésus, je désire aussi porter avec vous le poids du péché des autres, que mon calice soit plus amer pour que le leur soit plus léger ; je veux bien avec vous prendre le plus pénible, si vous daignez me l’accorder. Jésus, j’ai peur de la souffrance. Mais je peux la considérer dans toute son extension, voir l’univers de la souffrance. Et je vous vois partout, TOUS l’avez prise tout entière, il n’y a pas une place où je ne (vous) trouve, pas une humiliation, pas une souffrance, pas un abandon. Alors l’univers de la souffrance ne me fait plus peur puisque je vous y trouverai toujours et que quand je vous ai, j’ai tout, puisque je ne crains qu’une chose, qui est d’être séparé de vous. Jésus, je veux rassembler en ces jours toutes les souffrances de ma vie, ses humiliations, tout cela qui a été souvent mutile, pour le rendre utile aujourd’hui en l’unissant à votre souffrance et en l’acceptant avec vous. (p. 307-308)

“Il Sacerdozio è amicizia”

Traduzione di un testo di Jean Daniélou prima della sua ordinazione sacerdotale, a cura di P. Marcelo Bravo Pereira (poi segue il testo in francese).

La preparazione del sacerdozio: creare l’atmosfera della mia anima: desiderio, preghiera, purificazione. C’è la poesia del sacerdozio: ed è lo splendore liturgico, la bellezza dei salmi, la pienezza dei riti, la trasparenza dei simboli: il sacerdozio, vertice dell’edificio umano-divino; il sacerdozio è contemplazione, vita persa in Dio, abissata in Dio, adorazione, consacrazione totale; il sacerdozio è amicizia: amicizia di Gesù che si associa alla sua opera di santificazione, di vivificazione; amicizia di anime, tutte le mie amicizie si riuniscono nell’offerta sacerdotale, nel ricordo della sinassi, nell’intimità della preghiera: […]; il sacerdozio è un sacrificio: tutto deve essere dato d’ora in poi, dedizione effettiva, che mi manca soprattutto. “Il vostro sguardo è rivolto all’esterno, è soprattutto questo che non dovete più fare. La mia vita divina, la mia vita umana. Lascia tutto il resto. Bruciate tutto, i rami vani, tutto ciò che non si converte in carità, in Gesù dato e ricevuto. Silenzio. Nient’altro che questo

Carnets spirituels, 1993, p. 110-111.

Ecco il testo in francese:

La préparation du sacerdoce : créer l’atmosphère de mon âme : désir, prière, purification. Il y a la poésie du sacerdoce : et c’est la splendeur liturgique, la beauté des psaumes, la plénitude des rites, la transparence des symboles : sacerdoce, sommet de l’édifice humano-divin ; le sacerdoce est contemplation, vie perdue en Dieu, abîmée en Dieu, adoration, consécration totale ; le sacerdoce est amitié : amitié de Jésus qui associe à son œuvre de sanctification, de vivification ; amitié des âmes, toutes mes amitiés viennent se rassembler dans l’offrande sacerdotale, dans le mémento de la synaxe, dans l’intimité de l’oraison : maman et les autres, Remy et Jean-Marc, Michelle et Marie, Bidard et Agaësse 32, le Père Léonce et le Père Lebreton ; le sacerdoce est un sacrifice : tout doit être désormais donné, dévouement effectif, ce qui me manque avant tout. « Votre regard est tourné vers le dehors, c’est cela surtout que vous ne devez plus faire. » Ma vie divine, ma vie humaine. Laisser tout le reste. Tout brûler, branches vaines, tout ce qui ne se convertit pas en charité, en Jésus donné et reçu. Silence. Rien que cela. (p. 110-111)

Mandatum novum do vobis

Un testo per meditare durante il Giovedì Santo tratto dai Carnets spirituels

Jean Daniélou, sj

O Gesù, quanto è dolce la tua croce. Ti chiedo la tua croce – e tu mi dai l’amore. Mi chiedi solo di distruggere in me ciò che ritarda o impedisce l’amore, tutta quella cattiva mortalità che ho lasciato crescere in me e che soffoca la carità: lo spirito di ripiegamento, la paura di uno sforzo costoso, il falso intellettualismo, la paura dell’umiliazione, lo spirito di singolarità… Tutto ciò che è contrario alla vita comune, desidero che sia distrutto. Questo e tutti i suoi frutti.

Voglio entrare pienamente nella vita di carità, nello scambio di doni, nella gioia di ricevere Gesù e di dare Gesù, nella fiducia totale, anche se viene maltrattata, anche se viene derisa, nella benevolenza, credendo solo al bene, godendo di (tutto) il bene, cercando di procurare tutto il bene; trovando attenzioni, servizi, piccoli complimenti che aprono le anime. Non ci sia nulla nella mia vita che non sia questa comunione di vita con Dio e con i figli di Dio, in Cristo, nulla su cui lo sguardo di Maria non riesca a posarsi, nulla che non ami (p. 306-307).

Carnets spirituels, Cerf, Paris 1993, pp. 306-307 (Trad. Marcelo Bravo Pereira)