Cristianesimo e pensiero moderno: tra ottimismo e drammaticità dell’esistenza

Jean Daniélou, Le mystère de l’Avent, 1948

È di questa opposizione biblica che il pensiero contemporaneo ci offre un aspetto degradato quando ci mostra sia una prospettiva ottimistica e storica, sia una prospettiva disperata e drammatica. Da un lato, abbiamo l’immensa fede nel progresso materiale che sta alla base di un movimento come il comunismo. La base del pensiero comunista, al di là di tutte le questioni politiche ed esterne, come la troviamo nella filosofia di Marx, che ne è il fondamento, è l’idea che attraverso la storia ci sia un progresso che si compie irrevocabilmente. Ci possono essere crisi e rivoluzioni. Tutto questo si perde nel processo del divenire, che si estende per centinaia di migliaia di anni e attraverso il quale si compie il progresso.
In conseguenza, basta far fede alla storia, avere fiducia nel progresso. Possiamo non vederlo, ma l’importante è che avvenga.
Si tratta della degradazione di una grande idea cristiana: la fede cristiana in una città beata, una fede basata sulla promessa di Dio, che nel comunismo si degrada nella speranza di una città temporale perfetta, frutto degli sforzi dell’uomo. Ed è proprio quando critichiamo un modo di pensare come quello dei comunisti che dobbiamo stare molto attenti a rifiutare ciò che è perversione e non a rifiutare ciò che è un’eredità e una degradazione del nostro pensiero cristiano. La fede nella direzione della storia, questa fede profonda che attraverso tutte le rivoluzioni, attraverso tutti i drammi che stiamo vivendo, c’è qualcosa che sta maturando, qualcosa che si sta facendo e che si muove nella direzione del bene, è essenzialmente una visione cristiana. È nostro dovere oggi, in mezzo a tutta la disperazione e a tutte le apparenti delusioni, mantenere questo ottimismo di fondo, non solo ma più di chiunque altro, perché sappiamo più di chiunque altro che attraverso tutti i drammi la Città di Dio si sta costruendo misteriosamente, in modi che non sono i nostri, ma con una certezza incrollabile, perché Dio è fedele alla sua promessa. Sappiamo che la Parola di Dio è all’opera nel mondo, portando avanti il suo piano, e che questo piano si compirà irrevocabilmente e che un giorno tutte le nazioni saranno riunite nel regno del Padre.
Allo stesso tempo – ed è questo il paradosso – abbiamo nel pensiero contemporaneo una corrente assolutamente opposta, per la quale il mondo è essenzialmente assurdo e per la quale non c’è altro atteggiamento possibile che una sorta di umanesimo disperato, che consiste, sapendo che tutto è assurdo, nel non avere speranza, poiché ogni speranza è un’illusione, ma nel cercare di riuscire a salvare un minimo di felicità umana. È quello che cerca di fare Camus, per esempio. Ovviamente si tratta di una linea di pensiero che l’aspetto del mondo in cui viviamo giustifica da molti punti di vista; è certo infatti che la sua situazione è eminentemente assurda e che ci troviamo invischiati in un insieme di contraddizioni e complessità su cui non prevale la ragione. Ed è facile capire perché alcune persone trovino, in una
una filosofia dell’assurdo e della disperazione, l’espressione stessa di questa realtà.
Anche in questo caso ci troviamo in presenza di un’idea cristiana degradata, il pessimismo cristiano di Pascal e Kierkegard, cioè la consapevolezza del disordine del mondo. Ma per i cristiani questo disordine non è la natura stessa delle cose; la sua causa risiede nella libertà peccaminosa dell’uomo, attraverso la quale egli introduce il male nell’opera armoniosa di Dio. La critica degli esistenzialisti ai marxisti è molto efficace quando mostra che l’ottimismo comunista è ingenuo, perché ignora totalmente questa realtà fondamentale, che è il terribile potere della libertà dell’uomo. Gli elementi materiali non sono sufficienti a determinare il destino umano. La libertà dell’uomo è indipendente dalla causalità materiale; questa è la sua grandezza, ha qualcosa di divino, e di conseguenza ha il terribile potere di fare il male o il bene. È un elemento imprevedibile, proprio l’unico che non rientra nella prospettiva del comunismo, ma che è bastato a farlo fallire. Ora, quando si tratta di questa libertà, sappiamo che c’è solo una cosa che può impadronirsi di essa: è un’altra libertà, superiore, che non può rifiutare senza negare se stessa.

Originale in francese

C’est cette opposition biblique dont la pensée contemporaine nous offre un aspect dégradé quand elle nous montre à la fois une perspective optimiste et historique, et une perspective désespérée, dramatique. Nous avons d’une part cette immense foi au progrès matériel qui soulève un mouvement comme le communisme. Le fond de la pensée communiste, au delà de toutes les affaires politiques, extérieures, telle que nous la trouvons dans la philosophie de Marx qui est à sa base, c’est l’idée que par l’Histoire il y a un progrès qui s’accomplit irrévocablement. Il peut y avoir des crises, des révolutions. Tout cela se perd à l’intérieur de ce devenir qui court sur des centaines de milliers d’années, et à travers lequel le progrès s’opère.
Par conséquent, il n’y a qu’à faire foi à l’Histoire, à faire confiance au progrès; nous pourrons ne pas le voir, mais l ’important c’est qu’il s’accomplisse.
Nous sommes ici en présence de la dégradation d’une grande idée chrétienne : c’est la foi chrétienne en une cité bienheureuse, foi appuyée sur la promesse de Dieu, qui, dans le communisme, se dégrade dans l’espérance d’une cité temporelle parfaite, résultant des efforts de l’homme. Et justement, quand nous critiquons une pensée comme celle des communistes, il faut que nous fassions très attention à rejeter ce qui est perversion et à ne pas rejeter ce qui est un héritage et une dégradation de notre pensée chrétienne. La foi dans un sens de l’Histoire, cette foi profonde qu’à travers toutes les révolutions, à travers tous les drames que nous traversons, il y a quelque chose qui mûrit, quelque chose qui se fait et qui va dans le sens du bien est essentiellement une vue chrétienne. C’est un devoir pour nous aujourd’hui, au milieu de tous les désespoirs et de toutes les déceptions apparentes, de maintenir cet optimisme foncier, de le maintenir non seulement aussi mais plus que les autres, parce que nous savons plus que personne qu’à travers tous les drames la Cité de Dieu s’édifie mystérieusement, par des voies qui ne sont pas les nôtres, mais avec une certitude inflexible, parce que Dieu est fidèle à sa promesse. Nous savons que le Verbe de Dieu est à l’œuvre dans le monde, réalisant son plan, et que ce plan s’accomplira irrévocablement et que toutes les nations un jour seront réunies dans le royaume du Père.
En même temps — et c’ est là le paradoxe —nous avons dans la pensée contemporaine, un courant absolument inverse, pour qui le monde est essentiellement absurde et pour qui il n’y a pas d’autre attitude possible qu’une sorte d’humanisme désespéré, qui consiste, sachant que tout est absurde, à n’avoir pas d’espérance, puisque toute espérance est illusion, mais à essayer de s’arranger pour sauver un minimum de bonheur humain. C’est ce que cherche un Camus par exemple. Evidemment c’est une pensée que l’apparence du monde dans lequel nous vivons justifie à bien des points de vue; car il est certain que sa situationest éminemment absurde et qu’on se trouve pris dans un ensemble de contradictions et de complexités auquel aucune raison ne préside. Et l’on comprend très bien que des esprits trouvent, dans
une philosophie de l’absurde et du désespoir, l’expression même de cette réalité.
Là encore nous nous trouvons en présence d’une idée chrétienne dégradée, du pessimisme chrétien de Pascal et de Kierkegard, c’est-à-dire la prise de conscience du désordre dans le monde. Mais pour les chrétiens, ce désordre n’ est pas la nature même des choses, il a sa cause dans la liberté pécheresse de l’homme par laquelle il introduit le mal dans l’œuvre harmonieuse de Dieu. La critique que les existentialistes font des marxistes est très efficace quand ils montrent que l’optimisme communiste est naïf, parce qu’il méconnaît totalement cette réalité fondamentale qui est la puissance terrible de la liberté de l’homme. Les éléments matériels ne suffisent pas à déterminer le destin humain. La liberté de l’homme est indépendante de la causalité matérielle; c’est sa grandeur, elle a quelque chose de divin et par conséquent elle a cette puissance terrible de faire le mal ou le bien. Elle constitue un élément imprévisible, le seul précisément qui ne rentre pas dans la perspective du communisme, mais qui suffit à le faire échouer. Or, sur cette liberté, nous savons qu’il n’y a qu’ une chose qui puisse avoir prise : c’est une autre liberté supérieure, à laquelle elle ne puisse se refuser sans se renier.

Tra l’eternità e il tempo

L’ufficio del teologo nella vita e nella proposta metodologica di Jean Daniélou (nuovo libro di Marcelo Bravo Pereira)

6 gennaio 2024, la mia vita si è fermata in modo drammatico. Un incidente di grande impatto mi portò via la mia mamma e mi lasciò grave in ospedale dove fui sottoposto a due interventi per ricomporre una frattura esposta con lesione al nervo radiale e perdita della mobilità alla mano destra. Grazie a Dio gli altri membri della mia famiglia risultò con contusioni li media o lieve gravità. Per questo motivo il presente blog si è fermato per un periodo così lungo.

Adesso riprendo con una bella notizia: è pronto il mio libro “Tra l’eternità e il tempo. L’ufficio del teologo nella vita e nella proposta metodologica di Jean Daniélou”. A breve sarà in vendita presso le librerie italiane oppure seguendo questo link.

Ecco la sinossi:

«La funzione del teologo è quella di muoversi, come gli angeli sulla scala di Giacobbe, tra l’eternità e il tempo e di tessere tra loro legami sempre nuovi» (Jean Daniélou). Il presente volume non mira tanto a delineare una biografia intellettuale di Jean Daniélou, quanto a presentare la sua proposta teologica e il suo impegno teologico come fonte d’ispirazione per chi desidera intraprendere lo studio della Sacra Dottrina. Jean Daniélou è annoverato tra i grandi teologi del XX secolo e ha giocato un ruolo di spicco nel Concilio Vaticano II, contribuendo al rinnovamento teologico e promuovendo quella che è stata chiamata Nouvelle Théologie. Quest’ultima ha cercato, attraverso un ritorno alle fonti, di dare un nuovo impulso teologico per affrontare le sfide ecclesiali e culturali contemporanee. Dopo una breve biografia, vengono presentati i principi fondamentali del suo metodo teologico, il quale, senza trascurare l’essenza della fede e in piena fedeltà al dato rivelato e al magistero, si apre all’ampio orizzonte dell’intelletto, della filosofia e del progresso scientifico. Quattro sono i momenti del lavoro teologico di Jean Daniélou: il momento metafisico, il momento tipologico, il momento storico e il momento ermeneutico. In questo modo, il teologo sarà in grado di salire e scendere tra l’eternità e il tempo, rendendo il mistero cristiano accessibile all’uomo di ogni epoca e cultura.

La Chiesa è una emanazione della Trinità

Jean Daniélou, Le mystère du salut des nations, 1946.

Il cristianesimo è la Gerusalemme celeste che scende dall’Alto, come la Sposa adorna per il suo Sposo. La Gerusalemme celeste viene dall’Alto, viene da Dio, scende dal seno stesso della Trinità. La Chiesa è un’emanazione di tutta la Trinità, viene dall’amore del Padre, è compiuta dal Verbo ed è lo Spirito la sua anima; per questo ha un fondamento divino, una struttura divina. C’è in essa una vita incomparabile che è la vita stessa di Dio. E questo è qualcosa che le religioni umane non possono dare; per questo sono infinitamente povere rispetto alla ricchezza del cattolicesimo.

Originale in francese

Le christianisme, c’est la Jérusalem céleste qui descend d’En-Haut, comme l’Épouse parée pour son Époux. La Jérusalem céleste vient d’En-Haut, elle vient de Dieu, elle descend du sein même de la Trinité. L’Église est une émanation de la Trinité tout entière, elle vient de l’amour du Père, elle s’accomplit par le Verbe, et c’est l’Esprit qui en est l’âme ; c’est pourquoi elle a un fondement divin, une structure divine. Il y a en elle une vie incomparable qui est la vie même de Dieu. Et cela les religions humaines ne peuvent le donner; c’est pourquoi elles sont infiniment pauvres à côté de la richesse du catholicisme.

Rispetto gli atei ma non l’ateismo

Inedito di Jean Daniélou, del 1970

Uno degli amici del cardinal Daniélou, che ringrazio, mi ha fatto pervenire un testo inedito di 20 pagine, dal quale ho preso qualche paragrafo. Dopo il testo italiano vi è l’originale in francese. In sostanza Daniélou fa una efficace distinzione tra fede e senso religioso. L’affermazione “la fe non ha bisogno di una certa esperienza” va collocata nell’insieme del pensiero del nostro autore. Lui, pur affermando costantemente il bisogno di una base umana religiosa per sostenere il vissuto cristiano, mantiene distinte le due dimensioni: verticale della fede, e orizzontale del sentimento religioso.

religione cristiana e religioni non cristiane

Il mondo religioso non è affatto superato. Esiste oggi, è il mondo della grande maggioranza delle persone, è l’espressione di una certa ricerca di Dio. Negli esseri umani, questa ricerca assume forme diverse, ma appare come parte costitutiva di una natura umana completa. Da questo punto di vista, il problema dell’ateismo in senso forte è molto più limitato di quanto spesso si sostenga. Questo non significa che le persone siano credenti in senso forte.
Il fatto che l’uomo senta la consapevolezza di una radicale impotenza e contingenza, il fatto di sapere che c’è qualcos’altro che sfugge a questa contingenza e miseria, il fatto di cercare un rapporto con questa realtà stabile e salda di cui sente molto bene la presenza dentro di sé, è un’esperienza umana fondamentale e perfettamente oggettiva come quella dell’amicizia, della bellezza, dell’intelligenza e dell’amore.
Quando non c’è nessun tipo di sentimento religioso o di sensibilità alle cose religiose, c’è un senso che non si risveglia, e dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Ho un profondo rispetto per gli atei, ma non ho rispetto per l’ateismo perché penso che sia una mutilazione dell’uomo a livello semplicemente umano.
Il paganesimo è l’opposto dell’ateismo. Il pagano è una persona per la quale tutto è divino, che è immersa nel divino.
Il problema posto dalla Rivelazione non è se Dio esiste e se l’uomo lo cerca, ma se Dio è venuto nel mondo e se è venuto a cercare l’uomo. La Rivelazione corrisponde al movimento inverso della religione, che rappresenta l’aspirazione dell’uomo verso Dio. La rivelazione è l’evento con cui Dio è venuto a cercare l’uomo, per permettergli di raggiungere le profondità della sua vita intima.
Il problema della religione è un problema di esperienza interiore, il problema della fede è sapere se ho davvero il diritto di credere che il Verbo di Dio ha preso carne nel grembo di una donna, che ha risuscitato quella carne il giorno della Risurrezione, che l’ha portata nella casa paterna il giorno dell’Ascensione, che tornerà alla fine dei tempi. Ci sono molte persone che sono religiose ma non hanno fede. È perfettamente possibile che ci siano persone che hanno la fede e non sono religiose.
La fede non ha bisogno di una certa esperienza. La fede non è una sorta di vaga scommessa, o aspirazione o tradizione, ma è, dopo averci pensato, qualcosa che si impone come indubitabile. Esiste davvero un insieme di prove, di dati che non possono essere spiegati da ragioni puramente umane, perché le ragioni puramente umane che vengono addotte appaiono irrisorie.

originale francese

religion chretien et et religions non chrétiennes

Le monde religieux est un monde qui n’est pas du tout périmé. Ce monde existe aujourd’hui, c’est celui de la très grande majorité des hommes, il est l’expression d’une certaine recherche de Dieu. Dans l’homme, cette recherche prend des formes différentes mais elle apparait comme constitutive d’une nature humaine complète. De ce point de vue le problème de l’athéisme au sens fort du mot est beaucoup plus restreint qu’on ne le dit souvent. Cela ne veut pas dire que les gens soient des croyants au sens fort.
Le fait pour l’homme de sentir la conscience d’une radicale impuissance et contingence, le fait de savoir qu’il y a d’autre part quelque chose qui échappe à cette contingence et cette misère, de chercher une relation avec cette réalité stable, ferme, dont il éprouve très bien en lui la présence, c’est une expérience humaine fondamentale et aussi parfaitement objective que celle de l ’amitié, de la beauté, de l’intelligence et de l’amour.
Quand il n’y a aucune espèce de sentiment religieux et de sensibilité aux choses religieuses, il y a comme un sens qui n’est pas éveillé, et cela il faut avoir le courage de le dire. Je respecte profondément les athées mais je ne respecte aucunement l’atheisme parce que je pense que c’est une mutilation de l’homme au niveau simplement humain.
Le paganisme est le contraire de l’athéisme. Le paien est celui pour qui tout est divin, qui baigne dans le divin.
Le problème que pose la révélation n’est pas de savoir si Dieu existe et si l’homme le cherche mais de savoir si Dieu est venu dans le monde et s’il est venu chercher l’homme. La Révélation correspond au mouvement inverse de la religion qui represente cette aspiration de l’homme vers Dieu. La révélation est l’événement par lequel Dieu est venu chercher l’homme pour lui permettre d’atteindre les profondeurs de sa vie intime.
Le probleme de la religion est un problème d 1expérience intérieur, le probleme de la foi est de savoir si j’ai réellement le droit de croire que le Verbe de Dieu a pris chair dans le sein d’une femme, qu’il a ressuscite cette chair au jour de la Resurrection, qu’il l’a introduit dans la maison de son père au jour de l’Ascension, qu’il reviendra à la fin des Temps. Il y a une quantité de gens qui sont religieux mais n’ont nas la Foi. Il est parfaitement possible qu’il y ait des gens qui aient la Foi et que ne soient pas religieux.
La Foi n’a pas besoin d’une certaine expérience. La Foi n’est pas une espèce de vague pari, ou d’aspiration ou de tradition, elle est, après y avoir réfléchi, quelque chose qui s’impose comme indubitable. Il y a vraiment un tel ensemble de témoignages, de données qui ne peuvent pas s’expliquer par des raisons purement humaines, car les raisons purement humaines qu’on en donne apparaissent dérisoires.

Gesù davanti a Pilato

Meditazione di J. Daniélou (segue il testo in francese)

Gesù è condannato, affresco del Chiostro della cattedrale di Pisa

Gesù davanti a Pilato: silenzioso, con le mani legate, è come indifferente a tutta l’agitazione che lo circonda, alle grida dei Giudei, alle domande di Pilato: non si aggrappa a nulla, ha dimenticato tutto: è attento solo alla volontà del Padre: guarda al Padre – Pater mecum est – e questo è tutto per lui; ora la volontà del Padre è che la divinità sia nascosta: tace: le sue mani legate non fanno miracoli, la sua bocca muta non risponde alle parole senza replica. O Gesù, che io possa camminare così dietro a te, guardando solo te, dimenticando tutto, la mia vita passata, quello che ero, l’uomo vecchio, le mie abitudini di mente, le mie inclinazioni di cuore: unice desiderando et spectando: gli occhi fissi su di te che mi attiri dal cielo, attento a non fare un passo falso, interamente sospeso sulla tua parola. Ma c’è ancora qualcos’altro in te, o Gesù: questo popolo che ti circonda e ti rifiuta non ti è indifferente, tu lo ami. Ma tu sai che il modo efficace per dimostrare il tuo amore salvandoli non è più quello di insegnare loro – il loro stesso odio, la viltà degli apostoli, dimostrano che nemmeno la tua parola può cambiare il cuore dell’uomo – ma solo quello di morire per loro. Così, o Gesù, è per amore di coloro che ti insultano che ti lasci insultare in questo modo, per guadagnare loro la salvezza e la vita; così, d’ora in poi, sarai dato, interamente dato agli uomini, nel tuo Vangelo, che essi sezioneranno, altereranno e rifiuteranno, nella tua Eucaristia, che essi abbandoneranno e profaneranno: permettendoti di essere trattato in questo modo da loro, redimerai proprio coloro che ti insultano: totus in nostros usus expensus. Insegnami a imitarti anche in questo, o Gesù, a essere totalmente donato agli altri e per gli altri, a non tenere nulla della mia vita per me stesso, a essere interamente al servizio degli altri; fa’ che questa sia la mia mortificazione essenziale, affinché io possa imitarti e prolungarti in questo. (p. 310)

Testo in francese

Jésus devant Pilate : silencieux, les mains liées, il est comme indifférent à toute cette agitation qui l’entoure, aux cris des Juifs, aux interrogations de Pilate : il ne se raccroche à rien, il a comme tout oublié : il est uniquement attentif à la volonté du Père : il regarde le Père – Pater mecum est – et c’est là tout pour lui ; or la volonté du Père est maintenant que la divinité se cache : il se tait : ses mains liées ne font pas de miracles, sa bouche muette ne répond pas les paroles sans répliques. O Jésus, que je marche ainsi à votre suite, ne regardant que vous, oubliant tout, ma vie passée, ce que j’ai été, l’homme ancien, mes habitudes d’esprit, mes penchants de cœur : unice desiderando et spectando : les yeux fixés sur vous qui m’attirez du haut du ciel, attentif à ne pas faire de faux pas, tout entier suspendu à votre parole. Il y a cependant autre chose encore en vous, ô Jésus : ce peuple qui vous entoure et vous rejette ne vous est pas indifférent, vous l’aimez. Mais vous savez que le moyen efficace de lui prouver votre amour en le sauvant, ce n’est plus de l’enseigner – sa haine même, la lâcheté des apôtres, prouve que même votre parole ne peut changer le cœur de l’homme -, c’est seulement de mourir pour lui. Ainsi, ô Jésus, c’est par amour pour ceux qui vous outragent que vous vous laissez ainsi outrager, pour leur valoir le salut et la vie ; ainsi désormais serez-vous donné, entièrement donné aux hommes, dans votre Évangile, qu’ils disséqueront, qu’ils altéreront, qu’ils rejetteront, dans votre Eucharistie qu’ils laisseront, qu’ils profaneront : c’est en vous laissant ainsi traiter par eux que vous rachetez ceux mêmes qui vous maltraitent : totus in nostros usus expensus. Enseignez-moi à vous imiter aussi en cela, ô Jésus, à être totalement donné aux autres et pour les autres, à ne rien garder pour moi de ma vie, à être tout entier au service des autres ; que ce soit ma mortification essentielle, pour que je vous imite et je vous prolonge en cela. (Carnets spirituels, p. 310)

Perché scrivere su Daniélou?

Prima della Settimana Santa ho avuto l’opportunità di passare una settimana a Parigi per incontrare gli antichi discepoli di Daniélou e per fare un po’ di ricerca sugli archivi dei gesuiti di Vanves. Non sapevo cosa aspettarmi ed ero piuttosto preoccupato perché proprio in quei giorni era scoppiata una rivolta popolare contro il governo. Restare fermo all’aeroporto oppure non poter muovermi a Parigi era una possibilità reale. Grazie a Dio tutto è andato benissimo!

La cosa più bella però è stato l’incontro con alcuni dei discepoli di Jean Daniélou. Io, che ho dedicato circa 15 anni allo studio dell’opera dell’eminente teologo, non avevo alcuna esperienza personale. Attraverso gli occhi di Cathérine de Bayser, di Françoise Jacquin, di Jacqueline Piegeot, ma anche di Xavier de Bayser e di Serge Rolez, ho potuto penetrare nella loro esperienza in rapporto con il loro padre e cardinale. Alcuni di loro erano anni che non tornavano sui propri ricordi. Xavier de Bayser, che fu uno dei presidenti del Centre Jean-Baptiste, fondato proprio da Daniélou, mi confidò una sua preghiera. Alla morte di Benedetto XVI egli pregò al Papa di “risuscitare” Daniélou. Lui che era stato suo amico, lo avrebbe trovato in cielo! La Provvidenza normalmente si nasconde dietro agli avvenimenti, ma questa volta sembrava evidente: proprio quel giorno, o il giorno dopo, della preghiera di Xavier, egli ricevette una mia mail, chiedendo un incontro a Parigi. Dopo 50 anni!!!

A quasi cinquanta anni dalla sua scomparsa, bisognerebbe finire con quel silenzio tombale che cadde dopo la sua morte, 20 maggio 1974. Questa è la mia intenzione: promuovere il suo pensiero, ricordare la sua figura di cardinale e apostolo, proporre alle future generazioni una forma di essere cristiano, bene attaccato alla Tradizione ecclesiale, e soprattutto al Vangelo, ma aperto in tutte le direzioni.

Mettiamo nelle mani della Madonna questo sforzo!

P. Marcelo Bravo Pereira, LC