Tra l’eternità e il tempo

Tratto dalla presentazione del libro di Marcelo Bravo Pereira. Per accedere al catalogo, cliccare qui

C’est la fonction propre du théologien de circuler,
comme les anges sur l’échelle de Jacob,
entre l’éternité et le temps et de tisser entre eux
des liaisons toujours neuves

(Les orientations présentes de la pensée religieuse, 1946)

1974 – 2024. Cinquanta anni sono passati dalla morte di Jean Daniélou, quel pomeriggio del 20 maggio 1974. Egli fu uno dei teologi più rappresentativi del secolo XX e una figura ecclesiale centrale nella Francia del post concilio. Dopo la sua scomparsa, in circostanze paradossali – una morte bernanosiana, scriverà P. Tilliette –, la sua eredità è caduta nell’oblio. Solo i più fedeli hanno conservato la sua memoria, costituendosi come una Société des amis du Cardinal Daniélou, le cui attività si ecclissarono definitivamente dopo la pubblicazione, nel 2006, degli Atti di un colloquio tenutosi l’anno precedente, nel centesimo anniversario della sua nascita. Il fatto è che buona parte della sua produzione scientifica è rimasta custodita e nascosta – dimenticata forse – tra le vecchie emeroteche e archivi delle facoltà teologiche europee. Di tanto in tanto si ravviva l’entusiasmo, si fa qualche riedizione, qualche traduzione, perfino qualche tesi dottorale, ma sempre con un po’ di cautela di fronte alla contraddizione di una vita dedicata completamente al servizio della Chiesa ma che si è chiusa brutalmente con uno scandalo mediatico che riempì d’imbarazzo la Chiesa francese.

Al di là dei sospetti e delle ipotesi riguardo la sua morte, di cui qualche accenno dovrò fare necessariamente nel presente volume, ciò che ci dovrebbe interessare di più è la sua eredità esistenziale e teologica, anche con le sue eventuali contraddizioni e oscurità. Jean Daniélou è annoverato tra i grandi teologi del s. XX, protagonista di eccezione degli avvenimenti ecclesiali e culturali dei tempi moderni, dalla Nouvelle théologie al Concilio Vaticano II, senza dimenticare la difesa della dottrina cristiana, al di là dei relativismi e dei fondamentalismi. I suoi scritti ma soprattutto il suo modus teologico hanno molto da insegnarci, a noi che riflettiamo su eventuali rinnovamenti o rifondazioni metodologiche della teologia.

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Nel maggio 2010 avevo difeso pubblicamente la mia tesi di dottorato a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con il titolo «Le religioni non cristiane alla luce della Rivelazione: Uno studio analitico della proposta metodologica di Jean Daniélou in vista della comprensione del problema storico delle religioni». Come si evince dal titolo, la tesi è stata suddivisa in due parti principali: l’approccio metodologico, cioè il modo in cui Jean Daniélou ha svolto il suo ufficio di teologo – il suo «quehacer teológico» come avevo scritto nell’originale spagnolo –, e l’applicazione di questo al problema storico delle religioni.

La tesi fu pubblicata nella collezione di tesi dottorali del Regina Apostolorum, ma purtroppo non ebbe molta diffusione. I risultati della mia ricerca però mi fecero capire quanto Daniélou poteva insegnare le nuove generazioni di teologi specialmente a far teologia e non solo un metodo puramente accademico. Per questo motivo, ho deciso di offrire il presente volume in italiano, aggiornando eventualmente alcune parti, affinché possa essere di aiuto a coloro che desiderano approfondire il pensiero di questa figura d’eccezione.

In questo libro, dunque, offro la prima parte della mia tesi, che nell’edizione originale si intitolava «Approccio analitico alla proposta teologica di Jean Daniélou». Tuttavia, l’incipit del presente contributo – in specifico, la prima parte –, restò fuori dalla pubblicazione della tesi originale. Questa è un’introduzione biografica dell’autore, con il quadro storico in cui Daniélou è vissuto e i problemi che hanno preceduto, accompagnato e seguito il Concilio Vaticano II. Non è una semplice biografia, ma un tentativo di capire quale sia la portata dell’essere e del fare «il teologo» nel contesto concreto nel quale sorge e nei rapporti che stabilisce e il servizio che presta alla Chiesa, anche, come abbiamo detto, con le contraddizioni e fragilità della condizione dell’uomo che si mette al servizio della teologia.

Quando ho scritto questa prima parte, conoscevo solo la versione ufficiale delle circostanze della morte di Daniélou – e poi ovviamente le dicerie scandalose e offensive –, e soprattutto non ero entrato in contatto con i suoi discepoli, collaboratori e amici. Ho potuto toccare con mano la loro sincera adesione al loro Père Daniélou. Essi mi hanno delineato i tratti di un uomo che coincideva pienamente con il profilo che emergeva dalle letture che avevo fatto dei suoi scritti intimi e divulgativi. La loro sofferenza di fronte a ciò che è accaduto a Rue Dulong, 56, è ancora visibile nei loro occhi. In tanti giudicarono tutta la sua vita sotto lo spettro della sua morte. Come dichiarò uno dei suoi tanti amici intimi, Daniélou sembra essere stato tradito dalla morte. Tanti sono i testimoni della sua frenetica vita pubblica. Pochi, quelli che ancora restano, lo hanno conosciuto intimamente. Solo Dio però scruta ciò che c’è nel cuore dell’uomo.

Con il tempo ho potuto raccogliere altre fonti e ho visitato diversi archivi. Esse, pur riconoscendo la grandezza accademica e umana del cardinale, hanno meso in luce anche le umane contraddizioni e le zone meno luminose: il suo nervosismo, le sue fragilità, le sue antipatie, cioè quelle finestre che, per dirla con Johari, lui conosceva e sopportava, ma era sconosciute a quasi tutti. Ho confrontato le testimonianze riservate dei suoi confratelli e amici, i riassunti degli incontri del provinciale con la comunità dopo la sua morte – il report del provinciale è ancora sotto segreto –, ma anche di quelli che gli erano più ostili… Al di là di tutto, Jean Daniélou resta comunque umano, e nell’esistenza di ogni uomo non tutto è nero o bianco. Come lui stesso affermò a più riprese: la storia di ogni anima è un mistero di grazia e di peccato, fatta da sinergia e condiscendenza, volontà salvifica e risposta contingente…

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La seconda parte del nostro libro presenta le linee generali del pensiero dell’autore. Si tratta di un breve excursus che mira a comprendere i principi ispiratori di Daniélou e di tre degli autori che hanno influenzato il suo pensiero – non gli unici –, sia attraverso le loro opere sia, soprattutto, attraverso i rapporti personali che si sono instaurati tra loro. Riconosco che questa parte è piuttosto sbrigativa e sommaria; credo comunque che potrà gettare luce sulla sua teologia incarnata.

La terza parte – «Metodo e prassi nell’opera teologica di Jean Daniélou» – è il cuore di tutto, la parte più originale e spero che possa essere d’aiuto a chi cerca ispirazione e guida per il proprio stile teologico inteso come un opus caritatis, al servizio della Chiesa e dei fratelli e sorelle. Il pensiero di Daniélou potrebbe sembrare asistematico; in tutta la sua produzione però si possono scorgere linee metodologiche abbastanza chiare, alle quali Daniélou è rimasto sempre fedele.

Nella quarta parte del lavoro ho cercato di verificare la tesi sostenuta nella terza parte applicando lo schema che avevo scoperto a due opere di Daniélou – Le mystére du salut des nations e Les saints paiens de l’Ancient Testament. La scelta di queste opere non è stata casuale. Entrambe le opere sono finalizzate alla comprensione storica delle religioni e lo scopo della tesi originale era proprio orientato a questo argomento.

Trattandosi di una tesi, alcuni elementi di stile e l’insistenza sulle fonti a conferma delle mie conclusioni avrebbero potuto essere semplificati o migliorati. Tuttavia, questo mi avrebbe portato via molto tempo e, dopo quattordici anni dalla discussione – e nel contesto del suo cinquantesimo anniversario dalla sua morte –, è meglio accelerare la pubblicazione.

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Come ho appena accennato, mesi prima della pubblicazione di questo libro ho avuto la gioia di incontrare amici e discepoli di Jean Daniélou. Essi, oltre a condividere con me quanto questo apostolo-teologo fosse importante per le loro vite, mi hanno confermato alcuni dei suoi tratti caratteristici: la sua gentilezza, la sua disponibilità, la sua assenza di ambiguità nei rapporti interpersonali, la sua profonda spiritualità, ma anche il suo disordine, il suo nervosismo e la sua imprudenza. Il cardinale, che agli occhi del mondo appariva come mondano – come il solito intellettuale parigino che occasionalmente faceva anche il prete –, era semplicemente un cristiano, incarnato nel suo contesto storico, ma sempre alla ricerca della trascendenza. Ringrazio di cuore Xavier e Catherine de Bayser, Françoise Jacquin, Serge Rolez e Jacqueline Pigeot per quei momenti di grazia, momenti che mi porto nel cuore nei quali ho potuto rivivere, attraverso di loro, la statura umana e teologica di Jean Daniélou. Un grazie va anche al personale degli archivi di Vanves che si sono mostrati sempre efficaci e disponibili.

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