Jean Daniélou, in Ecclesia, 1959 (solo in italiano)
Due sono gli elementi caratteristici della nostra epoca: il progresso tecnico e la tendenza all’umanesimo ateo. Gli etnologi affermano la presenza dell’uomo, in una certa era del mondo, quando vi trovano resti di utensili e di riti religiosi; oggi, invece, l’uomo si va riducendo quasi esclusivamente all’utensile, la tecnica acquista un’estensione predominante, con applicazioni a settori sempre più vasti, con un ritmo sempre più rapido, ed è ormai estesa a tutte le masse umane, poiché una gran parte dell’umanità, che fino a ieri ne era rimasta estranea, oggi vi si accosta avidamente.
Ora ci chiediamo: c’è un rapporto fra tecnica e ateismo? È forse la civiltà tecnica la madre dell’umanesimo ateo? Così afferma Marx, e bisogna pure ammettere che sotto parecchi aspetti la tesi sembra vera. C ’è infatti una tale coincidenza cronologica fra i due elementi, che si è tentati di concludere che il progresso tecnico è davvero un ostacolo alla religiosità. È certo, d ’altronde, che l’uomo della civiltà tecnica trova delle difficoltà di fronte alla religione. Si noti che
non dico « lo scienziato », ma « l’uomo della civiltà tecnica » : perciò la questione non riguarda la ricerca scientifica come tale, ma la civiltà della tecnica, quella appunto che impegna totalmente la mentalità contemporanea.
Ecco il problema: il progresso tecnico va considerato come qualche cosa di maledetto, una deviazione dalla strada naturale che l’uomo dovrebbe seguire, o invece si può sperare che — sia pure attraverso una crisi — esso porti una nuova fioritura del Cristianesimo? L a risposta, già difficile in teoria, si fa anche più complessa sul piano pratico.
Il problema ha tre aspetti: Quali ostacoli oppone il progresso tecnico allo spirito religioso, all’adorazione? Quali vantaggi può apportare il medesimo progresso tecnico alle aspirazioni religiose? Come si può attuare questa « consacrazione» del progresso tecnico?
In primo luogo, gli ostacoli. Perché la tecnica dovrebbe essere in conflitto con la religione? La constatazione del fatto è evidente: per molti, oggi, è inconcepibile che l’uomo dell’èra atomica sia un uomo sinceramente religioso. Secondo la mentalità com une di certi ambienti, la religione sarebbe una sopravvivenza di tempi superati. Perchè? Anzitutto il progresso rischia di allontanare l’uomo da Dio per il fatto che la tecnica ci porta a vivere in un mondo che è quello delle nostre mani. L ’uomo di questa civiltà tecnica vive attorniato da macchine e strumenti per mezzo dei quali trasforma la sua vita. Anche il paesaggio delle grandi città, con le loro officine e gli immensi cantieri, è opera delle mani dell’uomo, il quale in tal modo vive racchiuso fra realtà che sono opera delle sue stesse mani, sempre meno a contatto con la natura genuina, sempre più immerso in un mondo elaborato e artificiale, specchio inesorabile che gli rimanda riflessa soltanto la propria immagine. E l’uomo se ne compiace.
A mio parere, questa considerazione è molto importante per capire la mentalità di molti giovani d ’oggi, pieni di giustificato entusiasmo per le scoperte e le conquiste del loro tempo. Basta pensare a quella specie di « mistica dello sputnik » che s’è andata creando in questi ultimi mesi, e a tutte le speranze e apprensioni che può destare l’impiego dell’energia atomica; e si capisce perché lo scienziato, a molti giovani d ’oggi, appare come l’eroe del tempo, quello che ha in mano tutti i segreti della potenza.
Questo atteggiamento ha gravi conseguenze perchè, se i cieli cantano la gloria di Dio, le macchine cantano la gloria dell’uomo. L ’uomo moderno subisce una specie d ’incantesimo di fronte a questo mondo meraviglioso che si va plasmando al tocco delle sue mani, con uno sviluppo che ormai ha del fiabesco. Tutto questo gli dà l’impressione della sua importanza e grandezza, e gli fa respingere in secondo piano l’opera di Dio, come destituita di quell’interesse pratico che l’uomo concentra sulle opere delle sue mani. In tal senso si può dire che il mondo della tecnica distoglie l’uomo da Dio.
Insieme a quello della grandezza, il mondo della tecnica suscita nell’uomo il sentimento della propria potenza, con il dominio progressivo delle forze della natura soggiogate al proprio servizio. Se si paragona la situazione dell’uomo primitivo sotto l’incubo delle forze cosmiche (i marxisti direbbero che lo stesso sentimento religioso è semplicemente l’effetto dì questa oppressione, sotto la quale l’uomo chiama « Dio » tutto ciò che non riesce a dominare) con quella dell’uomo odierno, si comprende l’enorme differenza: oggi l’uomo è consapevole di aver progressivamente ricuperato tutto quello che in passato attribuiva a Dio, soltanto perchè non riusciva a impadronirsene; e ha l’impressione che questa conquista possa estendersi senza fine.
Fra qualche decina d ’anni saranno sviscerati tutti i segreti della materia inerte, saranno sfruttate tutte le possibilità del globo, e a poco a poco saranno raggiunte anche le lontananze astrali. Se poi — come alcuni filosofi materialisti hanno cominciato a dire — l’uomo riuscirà a carpire il misterioso segreto della vita che finora gli sfugge, diventerà anche arbitro del proprio destino biologico, fino alla possibilità di prolungare l’esistenza. Così l’uomo, che in passato si sentiva in balìa delle forze naturali e ricorreva a un « deus ex machina » che lo liberava, oggi pensa di potersi liberare da sè e di procurarsi la salvezza con i propri mezzi. Ha l’impressione che il ricorso ad un a forza estrinseca sia una specie di pigrizia, mentre è il caso di concentrare tutte le forze nella lotta per la propria liberazione, poiché il demiurgo dell’uomo, il creatore dell’umana felicità, deve essere l’uomo stesso. È questo il mito che sta alla base del marxismo, ma ch’esprime in forma sistematica il latente pensiero di molti.
Infine c’è un terzo elemento per cui si è tentati di credere che il progresso tecnico sia di ostacolo alla vita religiosa: la differenza dei criteri di valutazione. L ’uomo della tecnica apprezza l’efficienza concreta, l’uomo dello spirito mette in primo luogo la verità dei principi. Nell’ordine dell’invenzione scientifica non si può propriamente parlare di « verità » : ci sono soltanto delle ipotesi, che possono essere sostituite da altre ipotesi, finché si arriva ad un effetto provato ed efficace. Ora questo criterio tende a diventare la misura di tutte le cose, e le realtà spirituali sono ritenute inefficaci per la trasformazione dell’esistenza umana. È una delle obiezioni più frequenti: il cristianesimo non serve per i nostri affari nè per il miglioramento delle condizioni materiali dell’uomo.
D ’altra parte il procedimento scientifico associa i suoi criteri di certezza con la possibilità di esperienze sensibili che non si possono avere nell’ambito della religione; e questo dà l’impressione che le affermazioni religiose siano gratuite e non abbiano valore di certezza, perchè non ammettono controlli sperimentali. Ne consegue che per parecchi scienziati, anche cristiani, la religione è un problema essenzialmente soggettivo, basato sul sentimento, e non può fondarsi oggettivamente e razionalmente. Rispetteranno il sentimento religioso dicendo che la vita è triste e non bisogna privare gli uomini — e specialmente le donne — della consolazione che la religione può fornire, ma aggiungeranno che uno spirito forte ed equilibrato dev’essere capace di fare a meno di questo sostegno e attenersi alla realtà nella sua spietata durezza.
Farò notare ancora un ultimo aspetto della questione. Il progresso tecnico consiste essenzialmente nella scoperta: è un’avanzata verso il nuovo, l’ignoto; e di fronte a questo continuo divenire, l’affermazione proposta dalla religione, di cose dette una volta per sempre, di verità a carattere assolutamente permanente, può apparire inammissibile, contraria alla vita stessa dello spirito. Questo pericolo, come i precedenti, non ci sarà per gli uomini di grande maturità e di intelligenza superiore, che conoscono i limiti della scienza; ma io mi metto nei panni dello studente di materie scientifiche o dell’operaio specializzato, e comprendo benissimo come possa nascere il malinteso e come si possa arrivare a credere che il progresso sia incompatibile con l’adorazione (continuerà…)
In realtà lo studio e le nostre scoperte scientifiche non ci permettono di “raggiungere l’orizzonte” ma semplicemente lo ampliano e allontanano verso “l’infinito infinito”. Però diventa sempre più “statisticamente” difficile concludere che tutto questo si è formato “per caso”. Grazie!
"Mi piace""Mi piace"