Jean Daniélou, “Liminaire”, Bulletin Jean-Baptiste, 1960 (italiano e francese)
Oggi sentiamo spesso dire che l’unico dovere del cristiano è quello di essere un testimone silenzioso del Vangelo e che non deve parlare di Dio e di Cristo a chi non crede. L’atteggiamento di padre de Foucauld, contento di condurre una vita di povertà e adorazione, si contrappone a quello dei missionari che fondano collegi o organizzano opere di assistenza. È chiaro che la testimonianza di una vita evangelica, che la presenza della contemplazione, è un aspetto essenziale del dovere del cristiano. E questo è un punto che ci sta particolarmente a cuore. Ma anche il dovere di annunciare la Parola di Dio, in tempo e fuori tempo, di insegnare il catechismo ai bambini, di organizzare comunità, è un dovere essenziale. Ed è sciocco minimizzare l’uno per esaltare l’altro.
Entrambi sono radicati in Cristo stesso e nel suo sacerdozio. Cristo è sacerdote innanzitutto in quanto offre al Padre il sacrificio di lode, che rende a Dio una memoria perfetta, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Il sacerdozio di Cristo è qui la sua stessa santità, l’amore infinito con cui ha amato il Padre e che compensa in modo sovrabbondante i peccati di tutti gli uomini. Ma il sacerdozio di Cristo è anche il fatto che la sua umanità glorificata è lo strumento con cui la vita divina, che gli è stata comunicata in pieno, viene distribuita agli uomini. Egli è stato esaltato nella gloria al Padre all’Ascensione per attirare tutti a sé ed essere il primogenito di una moltitudine di fratelli.
Ora questo duplice aspetto del sacerdozio di Cristo continua nella Chiesa. La Chiesa è prima di tutto la comunità dei santi. E in questo senso ogni cristiano partecipa a questo sacerdozio di Cristo, che è la santità di Cristo, il compimento della volontà del Padre, la perfezione dell’amore. È questo il sacrificio spirituale di cui parla San Paolo: Offrite i vostri corpi come ostia viva e santa, gradita a Dio (Rm XII, l). È questa la vocazione alla santità di ogni cristiano. È questa vocazione che la consacrazione religiosa esprime come stato di vita dedicato più esclusivamente alla lode. È questa vocazione che si esprime nel sacerdozio del prete con quell’esigenza di perfezione di cui il celibe è espressione.
Ma la Chiesa è anche lo strumento attraverso il quale tutto questo è reso possibile. Perché senza sacramento non c’è sacrificio, senza sacerdozio non c’è santità. Perché la vita di Cristo fiorisca nelle anime in santità, in carità e in povertà, deve essere comunicata alle anime attraverso la parola, i sacramenti, la comunità. Il sacerdote, in virtù della sua ordinazione, è dedicato in modo molto speciale a questo servizio. Ma tutti i cristiani sono chiamati a partecipare a questo aspetto della vita della Chiesa e ad essere strumenti di grazia per coloro che non l’hanno ricevuta. Ecco perché l’esigenza dell’apostolato missionario è assolutamente inseparabile da quella della testimonianza evangelica.
Originale in francese
Nous entendons souvent dire autour de nous aujourd’hui que le seul devoir du chrétien est d’etre un ténoin silencieux de l’Evangile, et qu’il n’a pas à parler de Dieu et du Christ à ceuz qui ue croient pas. On oppose l’attitude du Pere de Foucauld, se contentant de mener une vie de pauvreté et d’adoration à celle des missionnaires qui fondent des colleges ou organisent des oeuvres d’assistance. Il est clair que le témoignage d’une vie évangélique, que la presence de la contemplation constituent un aspect essentiel du devoir du chrétien. Et c’est un point qui nous est ici particulièrement cher. Mais le devoir d ’annoncer la parole de Dieu, à temps et à contretemps, d’enseigner le catéchisme aux enfants, d’organiser les communautés sont un devoir aussi essentiel. Et il est assurde de minimiser l’un pour exalter l’autre.
Les deux s ‘enracinent en effet dans le Christ lui-mime et dans son sacerdoce. Le Christ est pretre d’abord en tant qu’il offre au Pere le sacrifice de louange, qu’il rend à Dieu une gioire parfaite, en se faisant ohéissant jusqu’à la mort et jusqu’à la mort de la croix. Le sacerdoce du Christ est ici sa saintete meme, l ’anour infini dont il a aimé le Pere et qui compense surabondamment les péchés de tous les homes. Mais le sacerdoce du Christ est aussi le fait que son humanité glorifiée est l’instrument par lequel la vie divine, qui lui est communiquee en plenitude, est distribuée aux hommes. Il a été exalte dans la gloire au Pere à l’Ascension pour attirer tout à Lui et pour ètre le premier-né d’une moltitude de frères.
Or ce double aspect du sacerdoce du Christ se continue dans l’Eglise. L’Eglise est d’abord la communaute des saints. Et en ce sens tout chretien participe a ce sacerdoce du Christ, qui est la saintete du Christ, accomplissement de la volonté du Pere, perfection de l’amour. C’ est le sacrifice spirituel dont parle Saint· Paul : Offree vos corps comme une hostie vivante, saints, agreable a Dieu (Rom. XII, l). C ’est cette vocation de saintete qui est celle de tout chretien. C’est elle que la consecration religieuse exprime en tant qu’etat de vie voue plus exclusivement a la louange. Cest elle qui a l’exprime dans le sacerdoce du pretre par cette exigence de perfection dont le celibat est l’expression.
Mais l’Eglise est aussi l’instrument par lequel tout ceci est rendu possible. Car sans sacrement il n’y a pas de sacrifice, sans sacerdoce il n’y a pas de saintete. Pour que la vie du Christ s’epanouisse dans les ames en saintete, en charite en pauvrete, il faut qu’elie soit communiquee aux ames par la parole, par les sacrements, par la communaute. Le pretre est de façon toute particuliere, de par son ordination, voue a ce service. Mais tous les chretiens sont appeles a participer aussi a cet aspect de la vie de l’Sglise et a etre les instruments de la grace aupres de ceus qui ne I’ont pas reçue. Et c’est pourquoi l’exigence de l’apostolat missionnaire est absolument inseparable de celle du teaoignage evangelique.