Traduzione di un testo di Jean Daniélou prima della sua ordinazione sacerdotale, a cura di P. Marcelo Bravo Pereira (poi segue il testo in francese).
La preparazione del sacerdozio: creare l’atmosfera della mia anima: desiderio, preghiera, purificazione. C’è la poesia del sacerdozio: ed è lo splendore liturgico, la bellezza dei salmi, la pienezza dei riti, la trasparenza dei simboli: il sacerdozio, vertice dell’edificio umano-divino; il sacerdozio è contemplazione, vita persa in Dio, abissata in Dio, adorazione, consacrazione totale; il sacerdozio è amicizia: amicizia di Gesù che si associa alla sua opera di santificazione, di vivificazione; amicizia di anime, tutte le mie amicizie si riuniscono nell’offerta sacerdotale, nel ricordo della sinassi, nell’intimità della preghiera: […]; il sacerdozio è un sacrificio: tutto deve essere dato d’ora in poi, dedizione effettiva, che mi manca soprattutto. “Il vostro sguardo è rivolto all’esterno, è soprattutto questo che non dovete più fare. La mia vita divina, la mia vita umana. Lascia tutto il resto. Bruciate tutto, i rami vani, tutto ciò che non si converte in carità, in Gesù dato e ricevuto. Silenzio. Nient’altro che questo
Carnets spirituels, 1993, p. 110-111.
Ecco il testo in francese:
La préparation du sacerdoce : créer l’atmosphère de mon âme : désir, prière, purification. Il y a la poésie du sacerdoce : et c’est la splendeur liturgique, la beauté des psaumes, la plénitude des rites, la transparence des symboles : sacerdoce, sommet de l’édifice humano-divin ; le sacerdoce est contemplation, vie perdue en Dieu, abîmée en Dieu, adoration, consécration totale ; le sacerdoce est amitié : amitié de Jésus qui associe à son œuvre de sanctification, de vivification ; amitié des âmes, toutes mes amitiés viennent se rassembler dans l’offrande sacerdotale, dans le mémento de la synaxe, dans l’intimité de l’oraison : maman et les autres, Remy et Jean-Marc, Michelle et Marie, Bidard et Agaësse 32, le Père Léonce et le Père Lebreton ; le sacerdoce est un sacrifice : tout doit être désormais donné, dévouement effectif, ce qui me manque avant tout. « Votre regard est tourné vers le dehors, c’est cela surtout que vous ne devez plus faire. » Ma vie divine, ma vie humaine. Laisser tout le reste. Tout brûler, branches vaines, tout ce qui ne se convertit pas en charité, en Jésus donné et reçu. Silence. Rien que cela. (p. 110-111)